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post pubblicato in Diario, il 14 aprile 2008

14/04/2008

Affluenza al voto. Tre ipotesi di scuola.

di Antonio Sofi, alle 10:27

Giorno secondo di elezioni (si può votare fino alle 15). Ancora dalla sede SWG di Trieste (ieri presentazioni delle attività in preparazione degli exit poll di oggi, disponibili dalle 15.00 su Libero.it).

Proviamo a commentare gli unici dati commentabili, quelli dell’affluenza alle urne.

Dato legato a quello della partecipazione e del non-voto che ho più volte toccato in questi ultimi giorni di campagna elettorale.

Tema forse preso sotto gamba da entrambi gli schieramenti durante la campagna elettorale – che non hanno ritenuto opportuno pensare a vere campagne di GOTV (Get Out The Vote, vedi la categoria di post su Spindoc), termine anglosassone che indica la comunicazione volta a far andare le persone a votare.

Sarebbe stato opportuno in un paese scombussolato negli ultimi mesi e forse anni da un montante sentimento di disaffezione alla politica, o anti-politica (sebbene non mi piaccia il termine, troppo semplicistico e ambiguo)? Forse sì, e i primi dati sull’affluenza alle urne qualcosa ci dicono in tal senso. Quantomeno del fatto che opportuno sarebbe stato un qualcosa tipo “Vota con todas tus forzas” di Zapatero (vedi un esempio di video della campagna integrata del premier spagnolo).

AFFLUENZA ALLE URNE
(vedi la pagina del ministero dell’interno)

    Dato alle 22 di ieri: 62,546%
    Dato politiche 2006: 66,538%

Più del 4 % totale, sul nazionale.

Altri elementi.

  • Il dato delle amministrative è invece in aumento sia per le comunali che per le provinciali.
  • Andando invece in minimo dettaglio sulle regioni, spunta fuori che nelle regioni tradizionalmente di sinistra/centro-sinistra il calo dell’affluenza è particolarmente significativo (sintesi).

Cosa possono significare questi dati? Due le interpretazioni possibili, o forse tre.

Prima. La bassa affluenza è un cattivo segno per il PD
L’adagio per certi versi classico della propensione civica al voto recita che a non votare siano più facilmente gli elettori che si auto-collocano a destra/centro-destra. Quelli di sinistra/centro-sinistra a votare ci vanno: sono più convinti. Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. E soprattutto potrebbe non essere particolarmente vero per queste elezioni, che – diceva ieri Maurizio Pessato di SWG commentando a caldo e in linea teorica questi primi dati - sono caratterizzate per una maggiore presenza di indecisi di sinistra/centro-sinistra. In più aggiungo io una suggestione meramente empirica: una partecipazione molto anomala in eccesso sarebbe comunque stato un segno che qualcosa di inaspettato stava accadendo, di rottura della impermeabilità dei due blocchi - anche rispetto ai sondaggi noti e di partenza.

Seconda. La bassa affluenza è un cattivo segno per il PDL
Potrebbe però aver senso anche la interpretazione opposta. Anche ieri, nella discussione qui a SWG, è venuta fuori anche un’altra ipotesi di scuola, più tradizionale (come il resto, è solo analisi): il dato della scarsa affluenza è segnale della scarsa partecipazione gli elettori di destra, poco motivati (vedi regioni “rosse”). La battuta migliore della giornata è di Luca De Biase: “Tranquilli: c’è anche l’astensionismo di AN” (ne scrive anche MM).

Terza. La bassa affluenza è un segnPrevisioniale neutro.
Il dato della scarsa affluenza alle urne racconta di un aumento generico del cosiddetto popolo del non-voto, che trasversalmente pesca nei due elettorati. Di quella categoria di indecisi che Renato Mannheimer domenica sul Corriere chiamava “disinteressati alla politica”, e che evidentemente ha deciso di astenersi.




permalink | inviato da semidiceviprima il 14/4/2008 alle 13:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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